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Dieci punti per rilanciare l'affidamento familiare

Le Associazioni e Reti nazionali e regionali di famiglie affidatarie, da anni impegnate in percorsi di confronto e di riflessione sulla tutela del diritto dei minori alla famiglia, propongono, in occasione della 2a Conferenza Nazionale della Famiglia, dieci punti su cui si chiede alle istituzioni competenti ed alla società civile di concentrare l’impegno dei prossimi anni.


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Riportiamo (qui sotto) il testo completo:

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Dieci punti per rilanciare l'affidamento familiare

Le Associazioni e Reti nazionali e regionali di famiglie affidatarie, da anni impegnate in percorsi di confronto e di riflessione sulla tutela del diritto dei minori alla famiglia, propongono, in occasione della 2aConferenza Nazionale della Famiglia, dieci punti su cui si chiede alle istituzioni competenti ed alla società civile di concentrare l’impegno dei prossimi anni. La proposta si inserisce nel solco della riflessione e dei documenti maturati nel pluriennale confronto delle Associazioni/Reti con il CNSA (Coordinamento Nazionale dei servizi affidi pubblici) e prende a riferimento l’analisi condivisa con altri organismi del terzo settore in seno al Gruppo CRC (Gruppo di lavoro per la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza) come esposta nel 2° Rapporto Supplementare alle Nazioni Unite del novembre 2009.

La legge n.184/1983 ha affermato:

·       Il minore ha diritto ad essere educato prioritariamente nell'ambito della propria famiglia, precisando che le condizioni di indigenza dei genitori non possono essere di ostacolo all'esercizio del diritto del minore alla propria famiglia, a favore della quale vanno  disposti interventi di sostegno e di aiuto.

·       Il minore temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo è affidato ad un'altra famiglia, preferibilmente con figli minori, o ad una persona singola, in grado di assicurargli il mantenimento, l'educazione, l'istruzione e le relazioni affettive di cui egli ha bisogno.

·       Il minore di cui sia accertata dal tribunale per i minorenni  la situazione di abbandono perché privo di assistenza morale e materiale da parte dei genitori o dei parenti tenuti a provvedervi, purché la mancanza di assistenza non sia dovuta a causa di forza maggiore di carattere transitorio, è dichiarato adottabile e deve essere adottato da coniugi aventi i requisiti che sono previsti dalla stessa legge n.184/1983

·       L'inserimento del minore in una comunità di tipo familiare è consentito quando non sono attivabili gli interventi sopra riportati. 

Il diritto del minore a crescere in famiglia non è però un diritto esigibile in quanto la realizzazione degli interventi (aiuti alle famiglie d'origine, affidamento, ecc.) è condizionata dalla disponibilità delle risorse dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali. Si ritiene necessario un rinnovato e corale impegno che passi innanzitutto attraverso l’adozione di LIVELLI ESSENZIALI DEGLI INTERVENTI a favore dei minori, delle famiglie di origine, delle famiglie affidatarie e adottive, e lo stanziamento delle necessarie RISORSE FINANZIARIE. In particolare, sul tema dell’affidamento familiare, si propone l’implementazione delle seguenti attenzioni prioritarie

1. PROMOZIONE e PRIORITÀ. Occorre rilanciare a tutti i livelli, istituzionali e non, la promozione dell’affidamento familiare inteso come strumento che integra, senza sostituire, il ruolo delle figure genitoriali, assicurando ai minori adeguate cure, mantenimento, istruzione e relazioni affettive. Occorre altresì attuare i percorsi di affidamento familiare con sempre maggiore consapevolezza, declinando, senza erronei automatismi, il principio normativo della prioritaria scelta dell’affido rispetto all’inserimento in comunità ed integrandolo nel più ampio ventaglio degli interventi e servizi sociali per i minori e la famiglia. 

2. NORMAZIONE. Occorre portare a compimento l’azione di regolazione della materia, assicurando l’adozione di linee guida nazionali che risolvano alcuni nodi interpretativi ed attuativi della legislazione vigente e che fissino periodicamente i macro-obiettivi e la cornice generale d’intervento, di leggi regionali e regolamenti locali che assicurino l’esigibilità del diritto alla famiglia definendo competenze e responsabilità, percorsi di rete e di integrazione, procedure e modalità di intervento, standard delle prestazioni, copertura finanziarie, di protocolli  operativi tra tutti i soggetti coinvolti nell’affido (servizi sociali territoriali,  servizi affidi, tribunali per i minorenni, associazioni/reti di famiglie affidatarie, …) per una funzionale gestione dei progetti di intervento.  

3. ORGANIZZAZIONE. Occorre assicurare in tutti i territori del Paese l’istituzione dei servizi per la famiglia e, tra questi, dei servizi per l’affido, dotati di sufficiente e stabile personale socio-assistenziale e sanitario, preposto alla realizzazione ed al sostegno degli affidamenti familiari ed alla promozione dell’istituto dell’affido e della più ampia solidarietà familiare e supportato con percorsi di formazione congiunta tra i diversi operatori, coinvolgendo anche i referenti delle associazioni di famiglie affidatarie, al fine di rendere comunicanti i linguaggi. 

4. MONITORAGGIO. Occorre completare e potenziare il sistema di monitoraggio dei servizi ed interventi di tutela del diritto dei minori alla famiglia al fine di assicurare rilevazioni ed analisi aggiornate e puntuali sugli aspetti quantitativi e qualitativi del fenomeno e di attivare banche dati nazionali e regionali dei minori fuori famiglia. 

5. PREVENZIONE e FLESSIBILITÀ. Occorre potenziare il ricorso alle forme di accoglienza e di sostegno che prevengono l’allontanamento del minore dal nucleo familiare, quali l’affidamento diurno, il mutuo-aiuto tra famiglie, l’accoglienza congiunta madre-bambino, nonché favorire interventi precoci che agendo quando i minori sono ancora piccoli ed i problemi non ancora incancreniti, ridimensionino o evitino del tutto il crearsi di situazioni pregiudizievoli. Parimenti occorre sviluppare forme di intervento sempre più flessibili ed adeguate ai variegati bisogni di cui i minori e le famiglie sono portatori (affidi di neonati, affidi omoculturali, affidi di disabili, accompagnamento all’autonomia degli affidati che raggiungono la maggiore età, …). 

6. VALUTAZIONE, PROGETTAZIONE, VIGILANZA. Occorre assicurare che la realizzazione degli affidamenti familiari si basi su adeguate valutazioni diagnostiche e prognostiche della situazione familiare e personale dei minori, si sviluppi secondo un progetto individuale condiviso dai vari attori, si accompagni ad un costante monitoraggio dell’andamento del percorso. 

7. ASCOLTO e CONSENSO. Occorre che nei percorsi di affidamento familiare siano garantiti adeguati spazi di ascolto del minore  – in misura della capacità di discernimento – e della famiglie di origine, dei quali va promosso e sostenuto il consenso ed il coinvolgimento attivo, anche nei casi in cui si rendono necessari provvedimenti di allontanamento, favorendo, ove ve ne siano le condizioni, il ricorso agli affidamenti consensuali disposti dai servizi sociali locali, anche al fine di  riequilibrare il rapporto percentuale tra questi e gli affidamenti giudiziari. Parimenti va assicurato l’ascolto degli affidatari nei procedimenti civili in materia di potestà, affidamento e adottabilità dei minori affidati.   

8. SOSTEGNO e CONTINUITÀ. Occorre assicurare forme adeguate di preparazione, sostegno ed accompagnamento ai minori, alle famiglie d’origine ed alle famiglie affidatarie, in preparazione, durante ed al termine dei percorsi di affidamento familiare, anche al fine di custodire, per quanto possibile e nell’interesse del minore, la continuità delle relazioni affettive tra i soggetti coinvolti. 

9. CHIAREZZA e DURATA. Occorre tenere ben distinte le diverse finalità dell’affidamento familiare e dell’adozione dei minori, superando improprie commistioni e confusioni, regolamentando bene le adozioni in casi particolari, sviluppando con le istituzioni preposte (Regioni, enti locali, magistratura minorile, …) condivise modalità di intervento nei casi di affidamenti ad esito incerto, definendo le condizioni per il contenimento della durata degli affidi e per un corretto e consapevole ricorso agli affidamenti di lungo periodo che devono comunque essere sostenuti da un progetto monitorato con regolarità. 

10. RESPONSABILITÀ e SUSSIDIARIETÀ. Per raggiungere questi obiettivi è fondamentale che le Istituzioni riconoscano la responsabilità civica dell’associazionismo tra famiglie affidatarie nella promozione del bene comune, e ne valorizzino il ruolo, per migliorare l’integrazione degli interventi e l’approccio di rete all’affidamento familiare.  

 

Milano, 22 ottobre 2010 

 

LE ASSOCIAZIONI E RETI NAZIONALI E REGIONALI DI FAMIGLIE AFFIDATARIE:

 

• AIBI - Associazione Amici dei Bambini
(v. Marignano 18, 20098 Mezzano di S.Giuliano M. (MI), 02.988221-2, italia@aibi.it, www.aibi.it)

• ANFAA - Associazione Nazionale Famiglie Adottive e Affidatarie
(v. Artisti 36, 10124 Torino, 011.8122327, segreteria@anfaa.it, www.anfaa.it)

• Associazione FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA
(rif.: Giuse Becegalupo, 339.59.25.365, segreteria.nazionale@famiglieperaccoglienza.it)

• Associazione PAPA GIOVANNI XXIII
(v.Mameli 1, 47921 Rimini, Valter Martini 3486424074 martiniapg23@libero.it www.apg23.org)

• CAM - Centro Ausiliario per i problemi minorili – Milano
(rif.: Monica Prestinari, 02.48.51.36.08, affidi@cam-minori.org, www.cam-minori.org)

• CNCA - Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
(rif.: Liviana Marelli, 348.601.35.81, l.marelli@lagrandecasa.it, www.cnca.it)

• COORDINAMENTO AFFIDO ROMA - Coordinamento degli Organismi del Privato Sociale iscritti all’albo per l’affido del Comune di Roma
(rif.: Marco Bellavitis, 333.53.66.473, marco.bellavitis@casabetania.org)

• COREMI – FVG - Coordinamento Regionale Tutela Minori del Friuli Venezia Giulia
(rif.: Luigi Piccoli, 328.900.95.34, ilnoce@tin.it)

• PROGETTO FAMIGLIA - Federazione di enti no-profit per i minori e la famiglia
(rif.: Marco Giordano, 081.91.55.48, marcogiordano@progettofamiglia.org)

• UBI MINOR - Coordinamento per la tutela dei diritti dei bambini e dei ragazzi – Toscana
(rif.: portavoce di Ubi Minor: Annamaria Columbu, 328.74.66.090,  ubiminor1@tiscali.it)