S. Messa con il Vescovo (8 marzo): omelia e saluto

DOMENICA 8 marzo ore 9.30 a Casarsa della Delizia è stata celebrata la S. Messa dal Vescovo Giuseppe Pellegrini per ricordare, rendere grazie e invocare in occasione del 40° del Noce.

 

Qui di seguito trovate il Saluto del Presidente del Noce Luigi Piccoli e l’omelia del Vescovo Pellegrini.




Saluto del Presidente del Noce

Messa per il 40.mo di fondazione del Noce, 8 marzo 2026

Ricordiamo oggi i quarant’anni dalla fondazione dell’associazione di volontariato Il Noce.
Abbiamo scelto di ringraziare il Signore per averci accompagnati e sorretti in questo lungo impegno a fianco dei bambini e delle famiglie.
Siamo qui anche per chiedergli di infonderci nuovo coraggio ed entusiasmo per proseguire nelle nostre attività.
In questi 40 anni abbiamo cercato di prevenire forme di disagio attraverso il doposcuola, il sostegno alle famiglie affidatarie e adottive, la casa famiglia prima e la casa mamma-bambino poi, senza dimenticare i bambini del Sud del mondo con i sostegni a distanza e i gruppi delle donne immigrate.
Grazie all’apporto di tanti, la realtà ha superato il sogno. Quella del Noce è una storia che molte persone hanno costruito assieme, con pazienza, dedizione, determinazione e passione. Stando dalla parte degli ultimi, dei vulnerabili, per creare reti di solidarietà e ri-significare le comunità locali come luoghi di partecipazione e di accoglienza.
Il Noce sta in piedi ed ha radici profonde perché può contare su una comunità allargata che sa avere ancora a cuore la cura dei bambini.
Fin dall’inizio abbiamo tratto ispirazione dal carisma del santo friulano padre Luigi Scrosoppi, che ha dedicato tutta la vita all’infanzia abbandonata.
Che padre Luigi continui a sostenere i volontari del Noce e a proteggere i bambini che seguiamo.
Ringraziamo il Vescovo Giuseppe per aver voluto condividere con noi e la nostra comunità questa ricorrenza.

Luigi Piccoli
Presidente



Omelia del Vescovo Pellegrini


Diocesi Concordia-Pordenone

Omelia III Dom. quaresima e 40 Anniversario fondazione Associazione il Noce

Casarsa, 8 marzo 2026

 

Un caro ed affettuoso saluto a tutte e a tutti. Sono molto contento di celebrare con voi e con tutta la comunità civile e parrocchiale di Casarsa, come ci ha ricordato il presidente dell’Associazione Luigi Piccoli, i 40 anni di fondazione dell’Associazione di volontariato il Noce. Un saluto cordiale al parroco e al sig. Sindaco. Oggi in particolare siamo vicini a tutte le donne, nella loro festa. Come ebbe a dire il mio predecessore mons. Poletto nella celebrazione del ventennale dell’Associazione, Casarsa è una terra baciata da Dio, che ha fatto e fa ancora parlare di sé, non solo per la famosa stazione ferroviaria, grande snodo ferroviario per i tanti militari, provenienti da molte località italiane, inviati in questo territorio, ma per i numerosi giovani, ragazzi e ragazze e adulti che hanno scelto e ancora oggi scelgono di voler bene e di aiutare le persone in difficoltà, facendo della propria vita un dono agli altri. Molti sono partiti da qui per portare il Vangelo nelle varie parti del mondo come sacerdoti, missionari e missionarie; altri si sono impegnati per il bene della comunità e del territorio avviando opere di sostegno e di accompagnamento per persone in difficoltà, specialmente per i bambini, altri ancora si sono spesi per la crescita umana e spirituale della comunità. Non per niente Casarsa è chiamata il paese delle cooperative. Opere e servizi differenti, ma animati dall’unico Spirito che infiamma il cuore di chi si mette in ascolto della sua Parola. Ringraziamo con gioia e gratitudine il Signore per il bene che ha seminato in voi e gli chiediamo che continui a chiamare anche oggi, giovani, adulti e famiglie a continuare le opere di bene attraverso il sostegno di volontari e di altre persone che desiderano porsi al servizio di tutti. In particolare il nostro grazie va oggi all’Associazione di volontariato il Noce, che con generosità e con passione da quarant’anni si prede cura di prevenire forme di disagio, come il doposcuola, la casa famiglia prima e ora la casa mamma-bambino e il sostegno alle famiglie affidatarie e adottive con una solida formazione. Dalla celebrazione di questo 40mo anniversario e dalla Parola di Dio di questa III domenica di Quaresima, raccolgo due immagini che ci possano aiutare a ringraziare il Signore e a vivere con più intensità questa eucaristia: il pozzo e l’albero di noce. Immagini che contengono all’interno e che rimandano a qualcosa di prezioso e di necessario: l’acqua e il frutto della noce.

 

Le letture di questa domenica, convergono sul segno battesimale dell’acqua. Nel brano dell’Esodo riviviamo il dono dell’acqua fatto da Dio al suo popolo nel deserto, quando era minacciato dalla sete: “Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia, sull’Oreb; tu batterai sulla roccia: ne uscirà acqua e il popolo berrà” (Esodo 17,6). La sete è metafora della nostra ricerca, come nel Vangelo che ci presenta la donna samaritana la quale va ad attingere acqua al pozzo e, nell’incontro con Gesù, trova l’acqua della vita. Tornando da Gerusalemme in Galilea, Gesù poteva prendere una strada più sicura, senza passare attraverso la Samaria, terra i cui abitanti da secoli erano nemici dei Giudei che ritenevano i samaritani eretici e impuri. Ma Gesù “doveva attraversare la Samaria” (Giovanni 4, 4), un dovere che esprime l’obbedienza al Padre, perché lui era stato inviato non solo ai giudei e raggiunse “Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio; qui c’era un pozzo … e Gesù affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno” (vv.5-6). Viene spontaneo farci una domanda: Cos’è che ha permesso l’incontro di Gesù con la Samaritana? Un pozzo, vicino al quale un uomo si era seduto perché stanco e assetato dopo un lungo viaggio, e una donna la quale, forse per il suo comportamento immorale, fu costretta a uscire di casa a quell’ora per attingere dell’acqua e li si incontrarono. Lui non aveva un secchio per attingere l’acqua, lei non conosceva ancora la propria sete. Questo pozzo simboleggiando un luogo di incontro vitale e fonte della vita attraverso l’acqua viva, è molto di più di un luogo fisico, ma un potente simbolo del desiderio di Dio di incontrare l’umanità, di superare le divisioni e di offrire una fonte inesauribile di vita, attraverso la rivelazione di Gesù come Messia. Il “dammi da bere” (4,7) che Gesù chiese alla Samaritana, esprime la passione di Dio per l’umanità, suscitando il desiderio del dono di quell’acqua che è eterna: “Signore dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” (4,15). La Samaritana aveva chiesto dell’acqua e Gesù le ha rivelato che era il Messia, facendole comprendere come il Padre vuole essere adorato. Gesù l’ha amata così com’era, dandole fiducia. Riconosciuto il Messia la donna corse in paese a raccontare la propria conversione perché qualcosa di decisivo era avvenuto nella sua vita. Accettando di mettersi in gioco, ricevette una promessa straordinaria: un’acqua zampillante che scorrerà per tutta la sua vita.



Bere l’acqua da lui donata significa trovare in sé una sorgente interiore: quest’acqua è lo Spirito effuso da Gesù nei nostri cuori, Spirito che zampilla per la vita eterna. Il pozzo di Giacobbe può diventare per tutti noi e anche per voi del Noce, un simbolo e una modalità dell’essere cristiani: chiamati ad essere pozzi, cioè persone, comunità o gruppi che favoriscono l’incontro con Cristo a tutti gli assetati di oggi. Quello che conta di più è avere dell’acqua buona che disseta, favorendo l’incontro con Gesù e con la sua Parola che salva. Carissimi, vi invito ad avere il coraggio di dire a Gesù ‘dammi quest’acqua’; lui farà delle nostre vite e delle nostre comunità dei luoghi di incontro, dei pozzi di Giacobbe, sul bordo dei quali chiunque si potrà sedere per incontrarci, per parlare e per ricevere e donare un po’ di ristoro, ricordandoci, però, che noi siamo solo pozzi!

 

Idealmente, accanto al pozzo di Giacobbe c’è anche un albero, l’albero di noce. È la seconda immagine che ho scelto per questo anniversario. Non so bene perché quarant’anni fa sia stato dato il nome: Associazione il Noce. L’albero di noce è simbolo di longevità (dicono che può vivere fino a 200 anni) e di stabilità (uno dei legni più pregiati per la sua durezza). In alcune tradizioni, alla nascita di un figlio si pianta un albero di noce, come augurio di una crescita solida e un legame indissolubile con le proprie radici. La scelta del nome, certamente, ha voluto sottolineare e ricordare le finalità e lo stile del servizio che l’Associazione offre in modo particolare ai bambini. Le radici del noce sono solide, profonde e ramificate, così come l’Associazione può contare su una comunità allargata che offre accoglienza e speranza nel prendersi cura del disagio e delle fatiche di adulti e di bambini. Oltre all’albero anche il suo frutto, la noce, ha un significato profondo e spirituale: un piccolo scrigno da rompere per accedere ad un contenuto prezioso. Le noci, con la forma tondeggiante, il guscio forte e solido e il cuore protetto che sembra un cervello, suggeriscono protezione, speranza e bellezza delle cose che vanno scoperte con pazienza e intelligenza. Non c’è immagine più bella che possa esprimere i valori profondi dell’Associazione: amore, pazienza, dedizione, determinazione e passione, associati alla cura e alla competenza nel favorire la crescita e la maturazione umana e spirituale, di ogni ragazzo e di ogni persona che incontrate.

 

Il mio augurio: l’Associazione il Noce non è solo un nome, ma una promessa: essere guscio sicuro affiche ogni bambino, ogni mamma e famiglia possano, qui e in altre parti del mondo, con i tempi necessari e con delle persone competenti, rompere la scorza delle proprie fragilità e offrire alla società e alla comunità il frutto prezioso della propria unicità. La Chiesa diocesana e la parrocchia vi sono vicine, ringraziandovi per il cammino fatto e per la passione che avete nella cura delle persone più fragili, prendendo la vostra ispirazione dal carisma del santo friulano Luigi Scrosoppi.

Buon cammino.

+ Giuseppe Pellegrini, vescovo